“Il PIL misura tutto
eccetto ciò che rende
meritevole la vita
di essere vissuta”.

 

Questa frase, pronunciata da Robert Kennedy nel 1968, sembra scritta oggi. Già a quell’epoca si intravedeva come il PIL da solo fosse un indicatore inadeguato per rappresentare il benessere di una nazione economicamente sviluppata.

La qualità della vita non è solo Prodotto Interno Lordo. Il Pil non ci dice nulla di come effettivamente viva la gente. 

Si tratta di un’autentica rivoluzione, che pur non demolendo il concetto di PIL, impone una riflessione sulla necessità di introdurre altri indicatori di misurazione che rilevino l’effettivo livello di benessere: lo sviluppo economico non dipende solo dal PIL, ma anche dalla sostenibilità della crescita e dalla qualità della vita.


Partendo da queste considerazioni, nell’ottobre 2009 la Camera di Commercio di Venezia e Unioncamere del Veneto, hanno promosso e avviato, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia il Progetto Oltre il Pil, costituendo un Gruppo di Lavoro di esperti in discipline economiche, statistiche e sociali.

L’obiettivo è quello di riuscire a misurare i fenomeni da un punto di vista macroeconomico, facendo emergere non tanto il primato di un territorio su un altro, ma come l’integrazione dei territori possa generare un circolo virtuoso di nuova crescita generalizzata e permetta di individuare i nuovi fattori di competitività per lo sviluppo di un territorio.

La finalità è dunque quella di revisionare la misurazione tradizionale del benessere utilizzando un approccio multidimensionale per valutare le priorità dei cittadini e monitorare più equamente la qualità di un territorio, il tutto al fine di fornire un supporto analitico alle scelte strategiche degli attori economici e delle istituzioni per formulare politiche sostenibili in tema sociale, economico, fiscale e ambientale.

La sfida di “andare oltre il PIL” che il Gruppo di Lavoro si propone è una necessità che la fase storica che stiamo vivendo impone. Oggi il vivere quotidiano riguarda anche un nuovo ordine dell’economia, che non può non passare per un criterio di equità intergenerazionale e di sostenibilità anche a favore delle future generazioni e che obbliga a “guardare oltre” e misurare l’effettivo benessere qualitativo sociale al fine di produrre politiche mirate allo sviluppo armonico dei sistemi economici.